venerdì 20 aprile 2012

Con la riforma all'esame del Senato, sarebbe reintrodotto il pagamento per le prestazioni di diagnostica strumentale e di altre prestazioni specialistiche per coloro che non hanno lavoro e per le loro famiglie. Partendo dal presupposto che moriremo tutti (e non fate gesti apotropaici, tanto morirete lo stesso), sarebbe demagogico e populista augurare, a puro scopo ludico-ricreazionale, la suddetta morte con congruo anticipo di coloro che si stanno adoperando per siffatta, ennesima, porcata? Nel seguente testo, la risposta alla domanda-titolo



Fornero si asciuga le lacrime
e facendolo sistema le mine
in un campo già parecchio minato:
quello dell'italico disoccupato.

Indebolire i deboli è cosa alquanto vile
se fosse una stilista mancherebbe di stile
invece è una ministra di un governo di banchieri
che per risposta democratica usa polizia e carabinieri

Provate infatti voi a dissentir dall'operato
sostenendo, ad esempio, che il povero non va toccato
suggerendo allo contempo di frugar dentro la banca
di cercare nella Borsa o di scoperchiar la panca
sopra cui campa da nababbo lo teutonico Papa
e che l'otto per mille in un sol boccone si pappa

Se mettessero una tassa su Borsa, banche e chiese
verrebbe garantito il diritto a giuste spese
per far la prevenzione e curare chi non riesce
senza nulla togliere a chi è sano come un pesce

Chi nata nei milioni con spregio di miseria
non vede l'italiana come situazione seria
aumentano i suicidi, sale la disperazione
e questi lerci adocchiano come giusta soluzione

il calpestare il debole, sputando sul dolore
facendosi poi scudo citando il loro buon Signore
che se davver ci fosse direbbe; "Ma perdio!
Ora tiro un fulmine e vi fo vedere io!"

Appar però evidente che non c'è nessun Signore
oppure se ci fosse sarebbe uno banchiere
che ci ha prestato vita a tassi da strozzino
e non fa mai autocrita, più nervoso anche di Odino

Comunque, se ci fosse, chiederei una cortesia:
"Senti Dio, ma qualcuna di queste merde, perchè non te la porti via?"

Chi sa fare fa, chi non sa fare critica



Pensavo proprio oggi a qualcosa di sensato da dire sull’argomento, ma non mi veniva niente. E’mai possibile, pensavo, che il globo terracqueo si debba reggere su questo dualismo? Può il genere umano confrontarsi tra questi due modi di vivere e di essere? Certo che no, le categorie sono tante, tante quante gli occhi di chi osserva (totale da dividere per due, se si vuole trovare il numero esatto degli individui osservanti, tenendo però conto dei polifemidi e anche dei triocchiuti, rari quanto malignamente presenti. Si potrebbe aprire qui una disquisizione sulla discriminazione della categoria triocchiuta e del dove sia collocato il terzo occhio, se non fosse questo un complesso argomento da destinare ad altra e certo più profonda disquisizione) quand’ecco, all’improvviso, l’illuminazione. La risposta che tutto include e tutto spiega. Chi fa, fa e rischia di sbagliare, fornendo argomenti a chi non fa e quindi critica perché incapace di fare altro. Che poi è un po’ quello che si dice dell’insegnamento:  chi sa fare fa, chi non sa fare insegna. Ora, questo paragone mi pare, onestamente, forzato. La differenza tra un insegnante e un critico è palese: chi insegna ha un’importantissima funzione sociale, chi critica rompe solo le palle. Scartiamo dunque l’inesatto paragone e torniamo sul pezzo. Chi sa fare fa, chi non sa fare critica. Avrò forse il dente avvelenato per qualcosa? Si, lo ammetto. Questo però presuppone due cose: o io sono il critico, o io sono quello che fa. Vorrei lasciarvi questo dubbio, ma essendo certamente voi una pletora di critici, penserete criticamente e con sdegno che io sia uno di voi. No, vi sbagliate. Io mi considero dalla parte di quelli che fanno, ma è evidente che con questo pezzo critico chi critica. Critico chi fa la critica, in sostanza critico chi fa qualcosa, per quanto pallosa. Il punto è dunque questo: chi sa fare fa, chi non sa fare critica, chi critica chi critica…Vaffanculo. Di qualunque cosa si tratti, se avete voglia di fare qualcosa fatela, se non ne avete voglia non fatela, ma non rompete i coglioni al prossimo.

mercoledì 18 aprile 2012

Se una rondine non fa primavera, figuriamoci una trota


“Pulizie di primavera”
Grida l’occhialetto rosso
Una scopa ce l’ha in mano
L’altra…
“Cos’è stato!?”, esclama Umberto
Chiedi al popolo padano
Ora anche il Trota trotta svelto.
Dicon che comprò il diploma
e da li poi puntò a Roma
ma la trionfal natata
si trasforma in silurata
è così che Mauro Rosi
pare a causa degli abusi
fatti ad arte con la cassa
che ora il vertice sconquassa
fa cadere Umberto e il Trota
poi cade Rosi in rosa quota
cade Boni e anche Belsito
cade Rizzi ma sta ritto
abbronzato al Pirellone
Formigoni, il gran campione.
Se io fossi della Lega
(non lo sono, ma per dire)
M’importèrebbe ‘na sega
Strapperei la tesserina
E scivolerei in sordina
Tra il trambusto dei partiti
Che si sono fatti ricchi
Coi rimborsi elettorali
E non tirerei più strali
Su di Roma, lupa buona
Appellata la ladrona
Che lo sarà ma non con loro
Visto che li riempie d'oro
Di diamanti e di lingotti
E i padani, assai oculati
Non li investon nei mercati
Dell’antico continente
Ma li portano in oriente
Anzi, meglio in meridionia
Ben più a sud della terronia
Vanno dritti giù in Tanzania
Ad aumentar la loro smania
Di danari e di potere
Dimenticandosi  il dovere
Di servire la nazione
Con lo cui bel tricolore
Ci si nettan lo sfintere.
Ma ecco che li sul più bello
Mentre trattan con la banca
Lo direttore allo sportello
Blocca tutto e fa:
“Questo affare puzza.
E non sto parlando della bandiera. Per quanto anche quella...
E adess va a laurà, barbùn!”
Perché il direttore era Tanzaniano, ma aveva studiato alla Bocconi.