mercoledì 23 maggio 2012

Comunicato Festa Emergency


Ciao a tutti,

abbiamo appena terminato di fare i conti per il bilancio della festa di venerdi 18 maggio allo Zero Cafè.

Il totale tra ingressi, donazioni e vendita gadgets, è stato di ben 2616 euro, circa 400 euro in più rispetto all'anno scorso.
I soli ingressi hanno portato 2080 euro, 320 euro sono arrivati dal banchetto vendita, la cifra restante è stata donata da Termosolar, Coop Enis Monte Maccione Oliena, Mediacal Plus e Mio Market Villasimius. 
Grazie al contributo di queste aziende, oltre allo Zero Cafè, è stato possibile organizzare la serata a costo zero.

I ringraziamenti vanno ai protagonisti della festa, cioè i gruppi musicali che hanno partecipato: Giangi Camusa, L'Armeria dei Briganti e Betuas, che hanno reso speciale la serata.

Grazie a Gianni Casella che per la terza volta ci ha messo a disposizione il suo locale e la sua professionalità, e grazie a Fabrizio Fiori per il service audio.

Grazie naturalmente ai volontari del Gruppo Cagliari che hanno gestito gli ingressi e il banchetto, e grazie a tutti gli amici ed amiche che hanno pubblicizzato l'evento e "stressato" i loro conoscenti, colleghi, amici, parenti, affinchè la festa fosse, come è stata, così partecipata.

Ricordiamo che l'intero ricavato andrà a finanziare il Centro Pediatrico a Bangui, Repubblica Centrafricana.

Alla prossima, con ancora più entusiasmo e partecipazione!

Grazie a tutti
Gruppo Emergency Cagliari

lunedì 21 maggio 2012

I Fricchettoni degli anni dieci



"Ciao, vuoi comprare un biglietto per la festa Emergency?".
"Quand'è?".
"Venerdì 18 maggio allo Zero, a Cagliari".
"Ah...mi spiace, venerdì proprio non posso".
"Non ti ho chiesto di venire, ti ho chiesto di comprarlo".

"Ciao, dammi tre euro".
"Perché?"
"Ringraziaci, perché con una cifra ridicola ti diamo la possibilità di partecipare ad un processo di pace".

In queste ultime settimane mi è capitato spesso di sostenere dialoghi simili, e come me, li hanno sostenuti anche parecchi di voi che ci hanno aiutato a pubblicizzare la festa. Un tipo di marketing sicuramente aggressivo, che però ritengo necessario. Moltissimi italiani hanno aiutato ed aiutano Emergency, devolvendo ad esempio il 5xmille, oppure tramite l'invio di sms solidali. Entrambi questi metodi di finanziamento sono fondamentali per la gestione e l'espansione dei progetti che Emergency ha attivato lungo i suoi primi diciotto anni di attività, poiché garantiscono un gettito finanziario vitale e costante; metodi sicuri e importanti, ma forse troppo "digitali", freddi. Il gruppo Cagliari ha sempre pensato che fosse fondamentale l'incontro tra persone, per poter promuovere una vera Cultura di Pace. La festa di stasera (NdR: 18 maggio 2012) è "analogica". Le locandine hanno girato via mail, certo, hanno viaggiato in facebook, hanno ricevuto tanti "mi piace" e tanti "ci sarò", ma ciò che più conta è il vivere le cose in prima linea, sentire che tante persone possono, tutte assieme, portare avanti un'idea comune e rivoluzionaria come un semplice "No alla guerra". Facile sentirsi integrati con un sistema precotto che con un “click” ti fa sentire parte di un processo, facile dare i “like” seduti in poltrona con un pc in grembo o con un touch dallo smartphone ultimo grido. Facile ma poco utile, visto che questo sistema, di fatto, esclude dalla partecipazione attiva. A mio avviso, dobbiamo tornare ad essere più analogici e meno digitali, occuparci maggiormente della cosa pubblica, dare contributi più concreti che una semplice adesione telematica ad un’istanza che riteniamo valida. Certo, posti davanti a un "venerdì proprio non posso", si cerca di massimizzare e si sceglie di avere almeno il contributo economico, ma il rammarico per l'assenza rimane. Fosse per noi, non basterebbe il Sant'Elia a contenere questa festa. Anzi, sapete che facciamo? Visto che Cellino non lo vuole, chiamiamo Massimo Zedda e gli chiediamo di darlo alle associazioni per eventi di grande livello. Lo so, sto esagerando, ma non sarebbe bella una grande giornata di solidarietà che coinvolga un enorme numero di partecipanti? Tantissime persone che ripudiano la guerra. Se fossero la maggioranza della popolazione, Emergency non servirebbe più a nessuno. Lo scopo finale di Emergency, in definitiva, è la chiusura di Emergency. Il sogno di un mondo che non abbia necessità di associazioni che vanno in giro a costruire ospedali nelle zone di guerra per curare le vittime, sopratutto civili, della follia dell'uomo. Direte: si, tutto molto bello, ma le guerre ci sono. E' vero, ma le guerre ci sono perché in qualche modo siamo convinti che siano necessarie. Ecco perché è fondamentale incontrarsi, parlarsi, scambiare idee e punti di vista in maniera civile, pacifica. Il tramite per un incontro incentrato sul “no alla guerra” ce lo forniscono, ogni anno, i gruppi che accettano di suonare per la causa. La musica è un vettore potentissimo, il migliore per veicolare messaggi universali. So che tutto questo discorso fa molto "mettete dei fiori nei vostri cannoni", o "fate l'amore, non fate la guerra", ma noi non siamo fricchettoni anni '60, cerchiamo di essere più concreti. Se ci pensate, molti figli dei fiori di allora sono i politici di oggi, sono i manager, i guru pubblicitari e televisivi, i direttori dei quotidiani, sono i vertici di un sistema che ritiene la guerra un mezzo per dirimere controversie. Non sto cercando il nemico da combattere, voglio solo dire che sognare è giusto e doveroso, ma il cercare di concretizzare i sogni è necessario se si vuole davvero cambiare le cose. Ci riempiamo la bocca di parole come "civiltà", "umanità", "intelligenza", e poi alla prima notizia sensazionalistica dell'aggressione di un cittadino straniero ai danni di un italiano, prendiamo torce forconi e bruciamo un intero campo nomadi. Ci definiamo, utilizzando un orrendo termine, tolleranti, e stiamo a discutere, come se questi fossero argomento di discussione, sui diritti dei figli degli immigrati, sui diritti degli omosessuali, sui diritti delle diverse etnie religiose, sui diritti di donne, bambini, lavoratori., e sempre, naturalmente, al ribasso. Tutto questo è barbarie, follia. Se io ho un diritto, devo lottare perché tutti lo abbiano, senza esclusioni. Un barcone stracolmo di uomini, donne e bambini che salpano disperati verso quella che ritengono essere la salvezza, viene visto con sospetto e in troppi, al primo microfono che li intervista, rispondiamo che “Con questa gente in giro non mi sento sicuro”. Fermiamoci un attimo a riflettere: da chi e da cosa stanno scappando? Dalle bombe, dalle dittature, dall’esercito, e, nella migliore delle ipotesi, dalla fame. Certo, la fame degli altri fa paura, e il modo migliore per esorcizzarla non è respingerli, ma creare le condizioni per cui nessuno debba più patirla. La nostra sazietà si basa sulla loro fame, il sistema mondiale è costruito in questo modo. Con la pancia piena e il culo al caldo tendiamo a dimenticare da dove veniamo e dove, se continuiamo così, andremo a finire. Le persone che discriminiamo, siamo noi stessi allo specchio. Lo Stato siamo noi, e lo Stato italiano non è ufficialmente in guerra, ma i cacciabombardieri decollano anche da Decimomannu per andare a colpire paesi stranieri. In altri termini, io bombardo e uccido altre persone, visto che lo Stato lo fa anche in nome mio. L'Italia non è in guerra, ma spende miliardi di euro per gli armamenti e la gestione dell'apparato militare, mentre chiede al popolo enormi sacrifici per far quadrare i bilanci. Il futuro va ripensato, e le basi le dobbiamo gettare noi, partendo proprio dal ripudio della guerra. Questo è il solo modo che abbiamo per costruire un domani migliore, se non per noi, per le nuove generazioni. Mi spiacerebbe sapere che fra quarant'anni un ragazzo sui trenta parlerà alla platea dicendo: "Non siamo fricchettoni anni dieci, che facevano le festicciole per mandare soldi in Sudan mentre accettavano che la propria nazione facesse i propri comodi nei paesi stranieri, bombardando le popolazioni inermi per prendere le loro ricchezze, spacciando il tutto come intervento umanitario di esportazione di democrazia". E se la Repubblica Centrafricana, il Sudan, l'Afghanistan, la Sierra Leone, fra quarant’anni fossimo noi?

mercoledì 16 maggio 2012

Festa Emergency 18 maggio


Il Gruppo Emergency Cagliari vi attende venerdi 18 maggio alle 22:00 allo Zero Café in via Calamattia a Cagliari assieme alla musica di:

-Giangi Camusa

-Betuas

-L'Armeria dei Briganti

Il ricavato degli ingressi, delle donazioni e della vendita gadgets (libri, magliette, spille etc…) verrà impiegato per sostenere l’attività del Centro pediatrico di Bangui.

Accorrete numerosi, abbiamo bisogno di voi!!

domenica 6 maggio 2012

Della barbarie di un movimento omofobo che discrimina sulla base di teorie paleozoiche. Seguono disquisizioni personali sull'abbigliamento di taluni bizzarri personaggi


Il popolo civile insorge compatto
denuncia e si sdegna, grida al misfatto.
L'Agesci si è macchiata, a loro dire
di discriminazione, ma lasciatemi chiarire:
Non è l'omosessuale a non poter essere scout
ma è vero il viceversa di questo buffo aut-aut.
Ora, non credo spetti a nessuno giudicare
cosa il prossimo possa essere, chi o cosa possa amare
ma se c'è qualcosa che occorrerebbe impedire
è di iscrivere i bambini a quest'associazione incivile.

E smettete di indossare quei ridicoli pantaloni corti
siete adulti.
Certo, rispetto all'abbigliamento del Papa siete degli elegantoni...
...però dai, andare a dare giudizi sessuali quando il vostro amministratore delegato si mette la gonna...

venerdì 4 maggio 2012

Le riflessioni sullo slam fanno sconfinare il ragionamento sulla zoofilia, passando per omicidi legalizzati, comprovata inutilità dei gioielli e dei culti religiosi, cani ribelli e padrone rincoglionite. O della sostanziale mancanza di senso del pezzo che segue



Stasera c'è lo slam, devo far bella figura
scrivo qualche riga per scacciare la premura.
Le rime le incateno ma è lo senso a non tornare,
tristo e mesto penso : "Questa roba fa cagare".
Quindi forse è meglio se per oggi scrivo in prosa,
il casino è che immediata mi propongono una rosa.
"Che gentile questo tipo", ma in realtà la sta vendendo
rifuto col sorriso, anche lui sta sorridendo.
Mi avvicino allo bancone ed un tipo mi fa: "Prego"
"Grazie", gli rispondo, ma il suo sguardo non fa un piego.
Scopro solo dopo che anche lui vende qualcosa,
alla stregua di quell'altro che mi offrì la fresca rosa
Esco dal locale un pochino frastornato
e mi fermano due tizi che mi dicon: "Fortunato!"
Son testimonial di Genova, mi pare di capire
e siccome son cortese non li voglio contraddire.
Quindi io da solo mi do una spiegazione:
Genova organizza le olimpiadi di religione
e manda in giro tizi con vestiti da mormone
per sponsorizzar bene la divin competizione.
Al sentire questa cosa il più alto inorridisce
mentre quello ancor più alto si volta e starnutisce.
Mi rispiega da principio, ed io vedo la luce:
trattasi di testimoni di colui che li conduce.
In breve mi domandan di aderire al movimento
sorrido ed annuisco, chiedo un appuntamento.
Mi dicono: "Ci dia un recapito, la contattiamo noi"
Do il numero di un amico, come fareste pure voi.
Tiro ancora avanti ed incontro una signora,
raccoglie tanta merda mentre il cane ne fa ancora
la rigira in una busta, la sigilla e mette via
il cane nel frattempo piscia una gioielleria.
Trattasi di cane anti-G8, di un black blok,
ma di fatto è un cane nero, è un vero black dog.
Partono le note di una hard rock anni settanta
mi giro è vedo il cane, ne ha pisciata proprio tanta.
Lo zelo della donna non prevede di assorbire,
quindi attira su di se le furibonde ire
del gioioso gioielliere che per farsi una giustizia,
spara al cane in fronte e poi nel cul la tizia.
Arriva il poliziotto, quello semplice, di quartiere,
constata il cane morto poi perizia lo sedere
della raccattamerda del cane impallinato,
poi si volta e lesto applaude al reo dello reato.
Faccio altri due passi ed incontro un uomo nudo,
ha le mani in tasca e lo sguardo torvo e scuro.
Gli chiedo: "Che ti turba", mi indica la via,
dice: "Ho perso le mutande nella gioielleria
comprando un bell'anello d'amore alla mia bella"
poi sale su un cavallo e lo cavalca senza sella.
Non passa neanche il tempo di ripetere: "Cavallo"
che lo nudo cavaliere mette un piede in fallo.
Ora, qui giù in campidano mi insegnan che la rima,
se rimata oltre l'estremo fa accrescere la stima,
ma scrivere in una frase "cavallo" e dopo "fallo"
è cosa che farebbe solamente un gallo.
Gallo o meglio pollo, o che dire voi vogliate
perchè dico "cavallo" e subito voi gridate:
"Ti coddiri". Maleducati, non sono Cicciolina,
che preferisco ricordar come d'amor la paladina.
Se poi amasse li cavalli non è certo affare nostro,
ed a chi di voi ora pensa che Ilona sia uno mostro
rispondo che di certo lo cavallo è più contento
di amare una fanciulla che di trainar, per esempio, quintali di cemento.
Amen.

giovedì 3 maggio 2012

Quando il delegato delega. O dell'antica arte dello scarica barile, sopratutto quando quest'ultimo e ricolmo di sterco


Si rompe lo scarico del cesso
chiamo l'idraulico e lo imploro:
"Sia clemente, venga adesso!!"
Mi risponde con tono perplesso:
"Scusi, io son l'idraulico
se vuol ripararlo adesso
chiamo un idraulico
e gli subappalto il cesso".
Ascolto e rimango lesso
se l'idraulico chiama l'idraulico
sto fresco.
E' come se andassi a meretrici
e la prostituenda sul viale mi dicesse:
"Vuoi avere un amplesso?
aspetta un attimo, vado dietro la Esso
chiedo a una collega, mi sostituisce spesso"
Ma come? Che fanno costoro?
e poi dicon che non c'è lavoro!
E' come se un tecnico governator di stato
chiamasse un tecnico a fare il suo mestiere
potrei altresì pensare a mancanza di dovere
non foss'altro che per dovere è stato contattato.
Ai tempi dello nano si teneva di più al ruolo
se il governante era puttaniere,
a puttane ci andava da solo
portandoci invero tutta quanta la nazione,
ma non abdicando al ruolo di trombone.
Oggi invece lo tecnico governo
non a puttane ci manda, ma diritti all'inferno
solerte nel prender decisioni inique
tartassando i poveri con mosse non proficue
ma quando si tratta di far tagli alla casta
delega un esterno a battere la cassa.
E se il delegato delegasse alla sua volta?
In fondo siam tutti tecnici, è questa la svolta
tutti possiam far tutto, e in definitiva
per evitar che sperperino l'enorme refurtiva
in periodo di forte austerità, come adesso
se vi si rompe il cesso non sprecate fondi
alzate la cornetta e telefonate a Bondi.