lunedì 25 marzo 2013

Gianpeppino: Io una volta avevo andato a un cinese

Io una volta avevo andato a un cinese, vendeva di tutto. Accendini per gatti, aspireppolver, un dito che si alzava se applaudivi, figurati se fischiavo. Cera il grillo elettrico, le scarpe di ginnastica colle pieghe, le canadese, ma non la tende, proppio la canadese per la ginnastica. Mia zia mia detto che era in aceto. Io o pensato che era per quella storia del fidanzato, zio Carlo che l’aveva lasciata per quell’altra che anche se zia dice di non nominarla che e cessa io o visto che a le tette grosse. Comunque questo cinese aveva tutto. La cosa che mi a colpito di più e stato del fatto che cerano i cinesi piccoli!! Io pensavo che esistevano solo a partire da una certa dimensione. Mia zia si e accorta solo quando eravamo in macchina che ne havevo preso uno, e si arrabbia a dismisura e torniamo indietro e mi fa chiedere scusa e di restituirlo alla mamma. Io che ne sapevo che era figlio? Bobbo mi a detto che i cinesi non nascono e non muoiono. Si mangiano tra di loro, anche i documenti. In particolare una volta ne o visto uno che si mangiava un cane vivo. Non ci potevo credere che lo stava mangiando davvero. Nel mio quartiere tutti dicono che i cinesi cianno i soldi e li guardano invidiosi se escono colle macchinone tipo merciedez o volvaghen. Una volta mio cuggino aveva incendiato tutto, ma proppio tutto. E poi vai a scoprire che dentro non facevano altro che lavorare. Mio cuggino sarà pure finito in galera, ma quelli?

1 commento:

  1. Che sguardo... più puro di così...solo spurio.

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