venerdì 3 maggio 2013

Preiti come Rigosi




l gesto di Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi mi ha ricordato la canzone di Francesco Guccini “La locomotiva”, in cui si racconta la vera storia del macchinista anarchico Pietro Rigosi.
Come Rigosi, anche Preiti non ha avuto successo. Entrambi, anche se con moventi diversi, hanno cercato di scagliarsi contro simboli del potere costituito, ed entrambi, all’atto pratico, hanno fallito. La ballata gucciniana termina col grave ferimento di Rigosi e con l’auspicio che ci siano ancora degli uomini, qui inteso come esseri umani, disposti all’estremo sacrificio per difendere gli ideali di giustizia, libertà ed uguaglianza. La vicenda di Preiti si è conclusa con il grave ferimento di un carabiniere, Giuseppe Giangrande, e il fallimento del suo duplice obiettivo: uccidere un politico di spicco e farsi uccidere nel seguente conflitto a fuoco. Lungi da me l’esaltazione dell’uso della violenza per ottenere giustizia di classe o il desiderio che la mano armata di Preiti colpisse un politico. Non affermo questo per buonismo, ma solo perché credo che i gesti isolati nuocciano alla causa. Occorre una coscienza popolare comune, ma questo è un altro discorso. Vorrei però fare una considerazione: Preiti, come Rigosi, ha incarnato in maniera violenta un sentimento che sempre più va radicandosi tra le classi prostrate di un ex Bel Paese. Se l’unica risposta di chi il potere lo veste sarà l’arroccarsi e il trincerarsi dietro scorte armate, mentre si discute in inaccessibili e oscuri castelli di strategie per la conservazione del potere stesso, senza orientarne l’utilizzo all’alleggerimento della tensione, temo sarà inevitabile che ci giunga ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia.

La giustizia proletaria
È campata spesso in aria
E si sfoga sul passante
Che attraversa, impertinente
Fuor da strisce pedonali
E tu li che fai di fanali
Mentre torni da lavoro
E sei stanco come un toro
Per non dir che sei incazzato
Come il quadrupede cornuto
Punti le gambe del pedone
Col tuo mezzo di locomozione
Per vendicare con l’amputazione
Il fatto che tutti ti trattino da coglione
Questo è il modo assai piccato
Di vedere vendicato
Proprio onore e proprio orgoglio
Per sentirsi un poco sveglio
Ma a lavoro (se ne hai uno) e dallo stato (e ce l’hai comunque)
C’è assai poco da far festa
Visto che tutti ti pisciano in testa
E poiché son ricchi e belli
Se lo puliscono nei tuoi capelli.
Poi dice che uno spara ed è matto…
MAH!

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