domenica 26 gennaio 2014

Indelebile

I pochi rumori provenienti dalla strada gli fecero capire che l’alba si sarebbe fatta attendere ancora. Non riusciva a prender sonno, i pensieri si rincorrevano vorticosi, la giornata che l’attendeva sarebbe stata il crocevia della sua carriera, forse della sua vita. Si era giocato tutto e adesso, a poche ore dall’appuntamento, una stretta allo stomaco gli ricordava che la possibilità di fallire era concreta quanto quella di riuscire. Sua moglie dormiva serena accanto a lui. Lo vedeva come un condottiero senza macchia, l’uomo della sua vita. Colui il quale contro il sistema aveva sferrato un attacco potente e intelligente. Un uomo onesto ma scaltro, un uomo furbo ma buono. Simpatico ma risoluto. Gentile ma testardo. Altruista ma… impostore? La donna si svegliò con un piccolo scatto e si mise a sedere.
“ ‘More… non riesci a dormire?”
“ Tranquilla ‘more, ho deciso di non dormire per ripassare mentalmente le percentuali necessarie”.
Le parole di lui e la sua voce sicura la rasserenarono e si riassopì. La parola “impostore” scivolò nuovamente nell’oblio dell’inconscio.
La mattina arrivò, il cellulare iniziò a squillare molto presto. Giornalisti, collaboratori, compagni di partito, parenti, amici. Tutti volevano partecipare ad un successo annunciato ma non scontato. L’abito e la camicia lo fasciavano bene, forse, si disse guardandosi allo specchio, mezza taglia in meno lo avrebbe reso più slanciato. Non c’era tempo di pensare a questi dettagli adesso. I fotografi e i cronisti assiepavano la strada antistante il vialetto, i suoi collaboratori faticavano a tenerli a freno. Si presentò per un breve saluto sull’uscio in compagnia dei figli.
Fa molto ‘presidente americano’ ”, suggerì il suo guru della comunicazione.
Consumata una veloce colazione, uscì sul vialetto per due chiacchiere con la stampa.
“… giornata storica per questo Paese… occasione irripetibile … dovere civico e morale … futuro … giovani … lavoro …“
Salirono in macchina, sua moglie era elegantissima.
“Sei davvero bella, mi fai essere geloso”.
I fotografi circondavano la macchina, allungò il collo per dare una bacio alla donna avendo cura di sorridere agli obiettivi.
Secondo te, quel comico che mi imita ogni tre per due, mi somiglia?”
Che matto sei, non ti somiglia per niente. Tu sei molto più… tu!”
“Ah, che bel complimento!”
Il seggio elettorale era assediato, la ressa di curiosi e giornalisti divenne impressionante. Tutti volevano strappare una battuta, registrare una smorfia, immortalare un incontro. Lui continuava a sorridere e stringere mani, selezionandole accuratamente tra gli scrutatori, i carabinieri, la gente comune che assolveva il suo diritto-dovere di cittadino.
Vai grandissimo, cacciali via a calci nel culo!”, gli gridavano.
E’ un giorno di festa, la festa di tutti gli italiani. Oggi niente calci, solo coesione”.
La fiducia tornò a salire. Sentiva di avere un potere magnetico sulla gente.
Lo scrutatore scrutò scrupolosamente il suo documento, consegnò scheda e matita copiativa e lo invitò ad utilizzare la cabina numero uno.
Un’ultima battuta prima di entrare nel seggio: brandendo la matita si concesse un beneaugurante:
“Giornata indelebile. Indelebile!
Una volta chiuso il tendalino, il suo volto si fece serissimo e concentrato. Poggiò la matita, dispiegò la scheda ed estrasse dalla tasca il telefono cellulare di ultimissima generazione, debitamente silenziato. Selezionò la funzione “videocamera” ed avviò la registrazione. Appose una grossa “X” sul primo simbolo presente nella parte destra della scheda, poi rivolse l’obiettivo verso il suo volto, strizzò l’occhio, mimò un bacio e chiuse la registrazione.
Pochi istanti dopo un anziano e ricchissimo signore ricevette lo stesso video sul suo cellulare. Il nome del video recitava:
Ti amo Silvio. Tuo per sempre. Matteo”.

3 commenti: