giovedì 6 marzo 2014

Nuovi sport nazionali: tiro al film (e al regista)


 Non resisto, devo dire anch'io la mia su "La grande bellezza"

Da giorni, squadroni di critici cinematografici (in pectore) italiani si scagliano contro "La grande bellezza" con la stessa veemenza con cui difendono la propria fede religiosa o calcistica (che poi è esattamente la stessa cosa). Schiere di acidi detrattori che s’incazzano quando la loro becera ignoranza non gli concede di godersi qualcosa di più complesso di una scorreggia di Massimo Boldi (e non me ne voglia quest'ultimo). L’ira si è moltiplicata una volta giunta l’eco americana dell’oscar al miglior film in lingua straniera. C’è solo una cosa che gli italiani-bestia non perdonano ad un loro concittadino, oltre al talento: il successo. L’oscar è un’abile operazione di marketing? Bene. Ma se questo vale per il film che consacra una volta di più Toni Servillo, cosa si dovrebbe dire di tutte le pellicole premiate oggi e nel passato? Cosa ne penso del film? A me è piaciuto molto, ma che importa? E' un'opera artistica realizzata da un nutrito gruppo di specialisti della "settima arte". Arte, appunto. Se dovessi distruggere tutto ciò che non capisco, di questo mondo resterebbe ben poco