mercoledì 29 luglio 2015

Pensiero #13

Ho appena letto un articolo de Il Fatto Quotidiano che cita Salvini, il politico della Lega, e le sue esternazioni sui campi Rom. Lui chiede di raderli al suolo, alimentando la sua immagine di uomo duro e sincero, diretto e omofobo. Il giornalista, Caporale, parla di ipocrisia degli italiani, scrive della necessità di non far vivere degli esseri umani in un immondezzaio, in una fogna a cielo aperto. Chi dovrebbe essere a far rispettare questo diritto? Lo Stato. Chi è lo Stato? Noi. Poi leggo i commenti, ce ne sono oltre 300, davvero tanti. Molti gridano allo scandalo, ne fanno una questione di costo di gestione dei campi, costo di alfabetizzazione e integrazione dei minori. Il sunto di moltissimi interventi è il seguente: “Io il mutuo me lo pago, io lavoro, io pago le tasse, quando ero disoccupato io spalavo merda a mani nude per ottenere quello che adesso ho, io io io io io io io io io io io io io io io io io io…”. Non ne dubito. In definitiva, non credo che quello che prude sia lo strisciante senso di colpa del vedere i bambini dei campi condurre una vita ritenuta da noi “civilizzati”, inopportuna; credo sia più il senso di ingiustizia del veder concessi, termine orrendo, dei diritti a persone che non vogliono integrarsi, se per integrazione si intende snaturarsi. Talvolta i bambini non vengono mandati a scuola, e la loro maestra diventa la strada, dove elemosinano, rubano. Molti di loro, leggo, sono italiani, dunque lo Stato dovrebbe esercitare la potestà e sottrarli alle famiglie d’origine, dar loro un’istruzione, una possibilità di riscatto. Qui arriva il mio dubbio: riscatto da cosa? Riscatto verso cosa? “Noi” siamo maggioranza, “loro” minoranza. Sta a noi fare uno sforzo in più di comprensione. Essendo l’italiano un popolo fondamentalmente imbecille, chiedo legittimamente di poter dubitare di noi stessi.

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