mercoledì 5 agosto 2015

Pensiero #14

La musica, così bella, così sincera. Ascoltare la musica mi fa stare meglio, sempre. Capita però di associare a una canzone o a un artista un particolare stato d’animo. Quando questo accade e lo stato d’animo è negativo, ho un successivo rifiuto nei confronti dell’artista. L’infatuazione iniziale lascia spazio ad un cauto approccio, quasi un sospettoso risentimento. Vado a memoria: è successo con i Pearl Jam, con i Jethro Tull, di recente con i Black Keys. Questi ultimi li ho inseriti, facendoli citare da uno dei protagonisti, nel libro che ho scritto, ma ora ho la tentazione di sostituirli con qualcun altro. I miei capisaldi, al contrario, vanno bene per ogni stagione, soprattutto per quella del dolore. De Andrè, Guccini. Sanno sempre cosa dirmi, da sempre, sanno come prendermi, anche come prendermi per il culo. Il blues, tutto. Clapton, Pink Floyd, Ben Harper, CSI.. L’elenco sarebbe lunghissimo. Seasick Steve. Che per questioni di cuore, non mie, ancora non ho avuto il piacere di incontrare. La musica classica sto iniziando ad apprezzarla adesso. Ascolto anche il rap nostrano. Spunti interessanti ma troppa autocelebrazione. Ma è musica, e la adoro. “Ma è” non si scrive all’inizio di una frase. Io l’ho scritto lo stesso. Wow, che ribelle!

1 commento:

  1. Dire che è solo autocelebrazione è come guardare una natura morta e dire che è solo frutta. cit. Marra

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